7 mag 2010

Filosofia, etica e azione politica...

Il tema è infinito (lo so dalla mole di discussioni labirintiche sulla questione, che spesso ho intrattenuto con amici sia credenti, che nichilisti e cinici, che impegnati politicamente).

Tuttavia mi ha fatto riflettere questo brano di Martha Nussbaum, su cui sorrideranno compiaciute molte persone "realistiche" e diffidenti verso quella "ascesi" di stampo filosofico, che dall'alto del suo "distacco" non pensa alla semplice pagnotta da portare a casa.

"Nietzsche crede nella profonda unità tra la nostra natura fisica e quella spirituale, sostenendo che l'essere umano è un animale, e che abita senza residui il mondo naturale. E così appare particolarmente strano che, nella sua critica della compassione, Nietzsche si rifiuti di ammettere che gli esseri umani hanno bisogno dei beni esteriori per poter vivere"

Ma soprattutto:

"In tutto il suo lodare, alquanto astratto e romantico, la solitudine e l'ascetismo, non troviamo traccia della semplice verità che una persona affamata non può pensare bene, che chi non ha un riparo, le fondamentali cure mediche, e gli altri mezzi elementari per la vita, non è probabile divenga un filosofo o un artista che esprime se stesso, non importa quali siano i suoi talenti innati."

Nietzsche fa riflettere molto spesso, ed è uno scrittore della madonna. Ha guardato anche nel labirinto perverso della mente umana (e della società). Però a volte parla dall'alto di una posizione alquanto incompleta e "distaccata".
Numerose volte mi ha irritato dialogare con persone che parlando di "distacco dalle ansie di tutti i giorni", che ostentano un "menefreghismo" spinto di stampo nichilista. Un'irritazione, la mia, verso chi critica il vano affanno di chi difende l'acqua pubblica, l'istruzione pubblica, la sanità pubblica, i diritti sindacali, le politiche di welfare, il lavoro a tempo indeterminato; di chi si impegna contro l'emarginazione sociale, contro la miseria sociale in generale insomma..
Nella loro prospettiva, difendono una posizione pretesa come assoluta (nulla ha valore, solo i cazzi miei mi interessano), ma dimenticano il fatto che, se hai la possibilità di sperimentare e vivere l'arte; se puoi fare quello che ti pare; se puoi vivere tranquillamente, cullandoti nel tuo nichilismo post-moderno.. lo devi alla democrazia, al benessere (fittizio, lo so, ma tuttora comunque presente) preservato (per quanto ancora?) dall'attenzione sociale di alcuni. Se potremo speculare liberamente lo dovremo alla difesa dell'istruzione pubblica, per esempio. Se potremo avere il tempo di "fruire allegramente" delle arti più disparate lo dovremo al fatto che non dobbiamo lavorare 12 ore al giorno o emigrare ogni 2 mesi; al fatto che non dobbiamo fare la carità per poterci operare in ospedale. Eccetera.

E' come uno che dice: mi godo il panorama dal pontile, tanto ho avuto la fortuna di nascere Capitano. Dimenticando che sono i marinai a preparare il rancio. Dimenticando che ti puoi godere il panorama perchè stai navigando in esplorazione e, al momento, fortunatamente non sei in guerra e la tua imbarcazione può veleggiare tranquilla.

Che ne pensate?
Comment, please!

24 feb 2010

Vivere il senso del 'mistero'. Differenza tra religione e religiosità.

Quest'altro passaggio di Bobbio ben esprime ciò che sostengo da tempo, ovvero un punto di contatto tra credenti e non credenti: il senso del mistero e l'umiltà che impone tanto al credente, quanto all'ateo e al credente.

«Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità.



Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all’immensità dell’universo. L’unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione – perché non lo ripeterò mai abbastanza: non sono un uomo di fede, avere la fede è qualcosa che appartiene a un mondo che non è il mio – è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi […] Ma quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata. E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non riesco a percorrere. Resto uomo della mia ragione limitata – e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo “la mia religiosità”.



[…]Io non credo […] Anch’io sono cresciuto, come quasi tutti in questo paese, in una famiglia cattolica, e ho avuto una formazione cattolica. Preghiere, preghiere, preghiere… Le ho talmente ripetute (sia in latino, come si usava una volta, sia in italiano) che le ho quasi dimenticate. Ho fatto la prima comunione, e anche un matrimonio religioso (anche mia moglie però non è credente).
E alla domanda su quando e perché ho perduto la fede non è facile rispondere. Forse verso i vent’anni. Certo, lo studio della filosofia, anche. Tutte queste domande sui problemi di metafisica, diciamo così, e il rendersi conto che le risposte della fede implicavano credenze difficili da accettare.



La credenza nei miracoli, ad esempio, per un razionalista è la cosa più assurda. Altrettanto è il dover credere in ciò che ad ogni essere di ragione appare come mito, cominciando dal peccato originale […] Ho continuato a riflettere sui grandi temi dell’esistenza e nessuna delle risposte della religione mi ha mai convinto […] La scienza qualche progresso lo ha fatto. La fede non risponde alle domande, può solo evitarle. Questo è il suo vantaggio e la sua debolezza, almeno di fronte alle persone che ritengono che l’unico lume legittimo – per quanto piccolo – con cui possiamo dire sì o no, vero o falso, è la ragione. E l’esperienza. La ragione e l’esperienza sono i due lumi dell’uomo così come è. La religione è una creazione umana»

(«Religione e religiosità», testimonianza apparsa su MicroMega n. 2/2000, pp. 7-10).

Il coraggio di vivere il dubbio senza ricorrere alla credenza.

«… Di fronte ai grandi problemi mi ritengo un uomo del dubbio e del dialogo. Del dubbio, perché ogni mio ragionamento su una delle grandi domande termina quasi sempre, o esponendo la gamma delle possibili risposte, o ponendo ancora un’altra grande domanda. Del dialogo, perché non presumo di sapere quello che non so, e quello che so metto alla prova continuamente con coloro che presumo ne sappiano più di me.
Ho sempre avuto un grande rispetto per i credenti, ma non sono un uomo di fede. La fede, quando non è un dono, è un’abitudine; quando non è né un dono né un’abitudine, deriva da una forte volontà di credere. Ma la volontà comincia dove la ragione finisce: io mi sono sinora arrestato prima. Mi è anche completamente estranea la fede nella ragione. Non ho mai avuto la tentazione di sostituire la Dea Ragione al Dio dei credenti. Per me, la nostra ragione non è un lume: è un lumicino. Ma non abbiamo altro per procedere nelle tenebre da cui siamo venuti alle tenebre verso le quali andiamo. Com’è nato l’universo? Come finirà? Che parte ha in esso l’uomo, questo essere che, a differenza di tutti gli altri esseri viventi che conosciamo, non solo è nel mondo ma s’interroga sul suo posto nel mondo, o, per usare il termine classico di tutta la nostra tradizione, sul suo destino che è per essenza “cieco”? Che è immerso nel male dell’universo, o almeno in quello che secondo il suo giudizio è male, e si pone la domanda, da quando ha cominciato a riflettere sulle cause e sui fini: “Perché il male?”, una domanda cui non è mai riuscito a dare una risposta convincente? Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che non vi è riuscita la scienza, e qui intendo per “scienza” il complesso delle conoscenze acquisite con l’uso della nostra intelligenza. Ma vi sono riuscite le religioni? Parlo di risposte convincenti, di cui questa stessa intelligenza si possa appagare, non di risposte consolatorie e quindi illusorie, che appagano l’animo di coloro che vogliono, disperatamente vogliono, per l’enormità e l’insopportabilità del male di cui soffrono, essere consolati. Al contrario del lumicino della ragione, la fede illumina, ma spesso, per troppo illuminare, acceca. Donde nascono, se non da questo accecamento, gli aspetti perversi della religione? L’intolleranza, la coazione a credere, la persecuzione dei non credenti, lo spirito di crociata? Non riprenderei questo vecchio argomento, tacendo il quale peraltro non si comprende la battaglia dei “lumi” così caratteristica del pensiero moderno, se non fosse che questo stesso argomento viene continuamente usato con la stessa partigianeria per imputare al processo di secolarizzazione tutte le perversioni del nostro secolo, come se l’età più cruenta prima delle due guerre mondiali non fosse stata quella delle guerre di religione».

(Elogio della mitezza e altri scritti morali, Linea d’ombra, Milano 1994, pp. 8, 187-188).

24 nov 2009

La preghiera è utile o dannosa? Può esistere una spiritualità senza la religione?

Ciao,
un amico mi ha inviato un commento ai due precedenti post. Lo incollo qui, inaugurando di fatto un nuovo argomento (molto interessante, direi). Se avete problemi nell'inserire commenti insistete, perchè tre miei amici ci sono riusciti (o scrivetemi su facebook, mi chiamo Luca Nuzzi).
Ringrazio tantissimo Christian per l'utile contributo, che implica profonda riflessione a 360° da parte mia. Avrei da ribattere (per esempio sarei subito tentato dal chiarire il termine 'misticismo', usato forse in modo inesatto) ma mi prendo - al solito - qualche giorno per rispondere; mi ci metterò su nel week-end probabilmente. Stavolta la questione sembra dunque più complessa ma molto interessante, ed impegna su più fronti. Per alcuni di voi potrebbe essere una sorpresa sapere cosa penso al riguardo... In ogni modo si esige davvero, da parte mia, un grande sforzo filosofico e grande dispendio di risorse emotive, intellettuali e didattiche per rispondere nella miglior maniera possibile. Cercherò comunque di farlo in maniera coincisa e chiara, rimandando però a testi ed autori ben più autorevoli di me (per chi volesse approfondire l'argomento, diciamo).

Intanto vi incollo qui il testo e attendo ansiosamente vostri commenti, anche per facilitarmi la focalizzazione di alcuni aspetti rispetto ad altri.


Articolo di Christian:

Volevo solo abozzare un paio di provocazioni relativamente a spiritualità e preghiera, che dici di considerare diversamente dalla religione.

Ma vi possono essere spiritualità e preghiera non corrotti dalla religione? Non è la religione presupposto per entrambe?

A mio avviso per essere immacolata la spiritualità dovrebbe essere slegata dal misticismo, in quanto ciò che è mistico esiste per fingere, traviare, nascondere la verità. È possibile una spiritualità demistificata? La si può chiamare con lo stesso nome? O forse si finirebbe per chiamarla razionalità, o parallelamente "sentimento morale"?

Che cosa salveresti della preghiera?
Il contatto col divino non è forse anch'esso traviante?
Chiedo a dio di aiutarmi in qualcosa perché?
Perché ci rinuncio, non credo in me. La preghiera è spesso una scusa per non provare nemmeno a fare qualcosa per risolvere un problema, diventa la giustificazione dello status quo, l'accettazione dei soprusi, la rinuncia a se stessi, negazione di sè, mortificazione di sè. Dio può, senza dio non posso far nulla, la libertà non esiste, il libero arbitrio non esiste perché non siamo nulla senza dio, quindi prego. Pregare diventa negare, pregare diventa abnegazione, limitare le proprie possibilità a possibilità subumane.

Se invece prego per cercare la vicinanza a dio, non prego forse perché rinuncio alla ricerca, aspettando una risposta dall'alto - risposta che poi non arriverà-? Si ripete similmente lo svuotamento di sè e lo svilimento dell'uomo, delle sue possibilità, dei suoi valori.

La spiritualità ha valore solo se secolarizzata, se si intende qualcosa che io chiamerei "sentimento morale"; diversamente porta al traviamento, al perdere la propria "anima" (mi si passi ugualmente il termine).

La preghiera non serve a migliorare la propria condizione e non serve a migliorare se stessi . E' invece indice di rinuncia a migliorare la propria condizione e di negazione dell'uomo.

-- Christian Paolo Piazza --

22 nov 2009

Le mie convinzioni sulla reliquia e sulla religione. Risposta alle obiezioni di Salvo.

Rispondo a Salvo (vedi post precedente):

Io non detesto nè sbeffeggio la spiritualità dell'uomo, mi accanisco contro ben altro. Il fatto per esempio che da 'segno' e 'ricordo' (che dovrebbe solo RIMANDARE ad altro) la reliquia diviene un oggetto di culto a sè stante, lontanissimo da tutto il resto dell'enorme messaggio etico di Gesù. La reliquia, così come il recarsi nei luoghi sacri, diviene gesto sacro e buono di per se stesso (un classico: "andare da Padre Pio almeno una volta all'anno" basterebbe, nella testa di molti, a salvarsi e a sentirsi a posto con la coscienza). E quindi da 'adorazione' diventa spessissimo 'venerazione'. Il Papa, nella testa di molti, non è visto come 'ministro di Dio' ma come Gesù/Dio stesso. La calca di gente che tenta di toccarlo ne è la prova: è un idolo egli stesso, non un testimone di altro.

La questione del termine "tribale" (che so cosa significa): voleva essere, effettivamente, una provocazione di ampio respiro: dal 1492 in poi erano reputate inferiori tutte quelle popolazioni 'tribali', per cui il termine s'è andato connotando negativamente e si è contrapposto al 'sano e moderno' progresso (fatto di piombo e Inquisizione). A proposito: nessuno ha alzato un dito quando l'Inquisizione impalava presunti infedeli nel nome di Gesù (!), quindi sei ingenuo a chiedermi:

"in nessun passo delle Scritture vi è un divieto di venerare "altro Dio"; se non fosse così, come mi spieghi il pullulare di madonne, santi, beati e martiri in tutto il cristianesimo senza che nessuno abbia mai alzato un dito!?"

E chi doveva alzare un dito contro la venerazione? Gli stessi che chiedevano soldi per 'spostare' i defunti dal purgatorio al paradiso? O coloro che terrorizzavano la gente con Torquemada e le torture? Si noti bene dunque che nella religiosità di molti spesso Gesù è SPARITO per lasciar posto a una fila smisurata di santi e madonne. Sia detto peraltro tra le righe: la verginità della Madonna pare sia frutto di un errore di traduzione di Matteo (che traduce l'ebraico 'alma-giovane donna' nel greco 'parthenos-Vergine'). Per quanto riguarda l'esistenza storica di Gesù ho letto argomentazioni di segno opposto, che indicano in Gesù il confluire di diverse figure mitologiche perite all'età di 33 anni molto simili al Cristo. In ogni caso, chi mi assicura che facesse miracoli? Inoltre, a proposito dell'idolatria:

- "Non farti scultura [idolo], immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.Non ti prostrare davanti a loro e non li servire" (Deuteronomio, 5:8)

- "La vostra scelleratezza vi sarà fatta ricadere addosso,voi porterete la pena della vostra IDOLATRIA,e conoscerete che io sono il Signore" (Ezechiele, 23:49)- "Perciò, miei cari, fuggite l'idolatria" (Corinzi, 10:14)

- "Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, IDOLATRIA, stregoneria, inimicizie..." (Galati, 5:20)

- "affinché non vi corrompiate e non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di un uomo o di una donna" (Deutoronomio, 4:16)

Eccetera... E infatti il mio prof. di Studi Ebraici, ebreo, è indignato verso il cattolicesimo (sia per l'errore della traduzione "vergine" sia per l'idolatria dilagante). Per quanto riguarda le Forze Armate la Chiesa secondo me non dovrebbe nè benedirle nè maledirle. Perchè infatti NON E' SUO COMPITO interferire in fattori così terreni. Deve dare linee-guida, non sottoscrivere (implicitamente) la giustezza di un ordine sociale. Dovrebbe lavorare per la carità e per la giustizia sociale (dove, guarda caso, verrebbe meno drasticamente il bisogno di eserciti e di contenimento della violenza). Così facendo invece giustifica di fatto uno stato di cose presenti anzichè lavorare per il vero progresso della spiritualità e un messaggio di fratellanza e pace. Quale fratellanza giustifica e benedice? Quella delle bombe che abbiamo messo noi in mano agli africani e agli asiatici e che ora vogliamo impedire che facciano del male e provochino genocidi di massa? La Chiesa dovrebbe lacrimare, essere costernata ed esterrefatta dinanzi alle 'maniere forti', chiedendosi perchè ciò sia necessario e cosa lei può fare affinchè ciò non accada. E' un'interrogazione profonda ed antropologica.. non che va là col dito e spennella acqua santa sulle divise (Dio santo, su delle DIVISE! Ma del resto figuriamoci, la casta sacerdotale vive di gradi, gerarchie ed uniformi varie).

Hai ragione tu, ognuno è libero di vivere il proprio culto, no problem. Infatti non ce l'ho con mio fratello che è buddista, ce l'ho con chi deforma/manipola/snatura un credo potenzialmente bellissimo per farne un manicomio disastroso. Il problema è che io tento di proporre una battaglia di ricerca critica della verità (da filosofo e umanista), per cui trovo assurdo costruire impalcature su impalcature a partire da travisamenti, errori di traduzioni, suggestioni e illogicità (spesso fantascientifiche o, peggio, ANTI-scientifiche). Lo sapevi che in alcune scuole americane c'è l'ora di Creazionismo anzichè quella di Evoluzionismo? Lo sapevi che, per ogni perplessità E PER GLI ARGOMENTI PIU' DISPARATI, filosofici e meno filosofici, il credente (quando è in cattiva fede o comunque con ingenuità) si rifugia sempre in un sorriso accompagnato dalla frase "e che c'entra, qui ci vuole fede" (anche quella nel Fuhrer era una fede: voglio dire, magari non creiamo danni, però siamo ciechi e accettiamo supinamente come VERITA' ASSOLUTA una roba ereditata culturalmente e mai messa in discussione).
Io credo che si possa pervenire ad una fede di qualche tipo, ma comunque dopo un percorso di ricerca interiore, letteraria, dialogata.. non così alla cazzo. Io sono stato credente, ma poi ho riflettuto a lungo (rifletto tuttora quotidianamente) e so che non è facile rifugiarsi nella fede nè TANTOMENO nell'ateismo (che poi una volta mi sono sentito dare del 'vigliacco' perchè ero ateo.. invece credo che il 'vigliacco' e 'pigro' sia chi si rifugia comodamente credendo che basti il Decalogo dei comandamenti a fare i bravi e a non sbruciacchiare nelle fiamme eterne).

Chiudo citando dalla rivista "Non credo":

Deismo, teismo, panteismo, agnosticismo, ateismo sono "ismi" che appartengono al legittimo ed anche colto mondo delle opinioni personali, non verificabili nè dimostrabili, ma cui ognuno può liberamente accostarsi ritenendola giusta per lui. Quale che sia questa opinione, finchè resta una visione di speranza individuale non fa alcun danno, anzi contribuisce al grande dibattito individuale. Il danno avviene, ed è grande, quando si passa all'associazionismo e colonialismo ideologico di massa che, avvalendosi del potere che detiene, come avviene nelle religioni istituzionalizzate e gerarchizzate, pretende di convertire o reprimere le libere opinioni altrui. Il pensiero umano dovrebbe restare avventura, presa di rischio, inseguimento di un ideale, amore pervasivo che non può essere ridotto a passiva infantile obbedienza a dogmi, cleri, libri e dicitur.
[Come nell'esempio ben documentato da "Jesus Camp" - documentario disponibile su Youtube e sottotitolato in Ita -, molte confessioni religiose, a diversi livelli e con modalità differenti, impongono] riti di iniziazione e condizionamenti psichici fin dalla più tenera età, che pretendono obbedienza e che troppo spesso perseguitano il dissenso. Invece l'etica collettiva e la morale individuale non provengono da queste organizzazioni bensì dal profondo del cuore degli umani, dal vibrare dello spirito, dalla empatia dei sentimenti: questi sono però traguardi laici, della nostra specie e del suo patrimonio filogenetico e non vi è necessità di mediazioni, oltrettutto così diverse ed incompatibili e ostili tra loro (quali sono le religioni istituzionalizzate). [Le religioni possono - in rari casi - contribuire ad una crescita individuale autentica, ma in tantissimi casi sono] controproducenti nel percorso di automaturazione dell'etica e del messaggio morale".

Concludendo dunque il discorso, credo di aver fatto una panoramica (certamente non esaustiva) su numerose questioni fondamentali e su alcune mie convinzioni. Il problema del dogma è, sostanzialmente, quello di radicarsi (in quanto appunto è 'dogma'), fino a incancrenirsi ed assumere una natura ALTRA rispetto a quella iniziale. Il dogma rallenta o impedisce il percorso (che è progresso ma anche, purtroppo, regresso) dello Spirito delle epoche. Tale Spirito forse non ha direzione (contrariamente alla concezione hegeliana), ma la religione si fissa su un Evento (o pseudo-tale), cercando in alcuni (pochi e illuminatissimi) casi di scavarvi a fondo per reperire un senso, una crescita; nella stragrande parte dei casi è però stasi, incurvamento, cecità... dogma, appunto.

31 ott 2009

Obiezione corposa al mio precedente blog (sulla testa della Santa)

Salvatore, un ragazzo che conosco di persona, è un mio amico meridionale (come me) e che, da meridionale, sicuramente avrà vissuto di persona molti moldi particolari di vivere la religione (soprattutto al Sud). Per cui sono felice che abbia scritto un'interessantissima e corposa obiezione al post precedente su S. Caterina. Lo riporto di seguito, perchè lui non c'è riuscito (a proposito, se avete problemi a postare i commenti contattatemi su Facebook):

-- L'esposizione di reliquie, religiose o pagane, non ha nulla a che fare con l'estetica: il significato e l'importanza di una reliquia è altrove, e credo vada rispettata, qualsiasi sia la sua natura; non farlo sarebbe non rispettare i fedeli. Ti invito ad informarti meglio sui millenni di storia in merito, soprattutto per capire che la venerazione delle reliquie è insita nelle consuetudini consolidate di numerosissimi popoli e non un evento limitato alla sfera cristiana.
Il termine "tribale" non è affatto offensivo (è organizzazione sociale in tribù o al massimo la cultura delle società tribali...punto!); cosa c'entrano i cacciatori di teste con l'Africa? altro errore assurdo è la confusione tra "venerazione" e "adorazione, che conoscono anche i bambini di 10 anni: in nessun passo delle Scritture vi è un divieto di venerare "altro Dio"; se non fosse così, come mi spieghi il pullulare di madonne, santi, beati e martiri in tutto il cristianesimo senza che nessuno abbia mai alzato un dito!? diverso è il discorso per i musulmani, per i quali sappiamo che è addirittura vietato alcun tipo di raffigurazione della divinità.
sulle forze armate: non è che si benedice l'esercito in quanto corpo o in quanto "arma" per annientare gli infedeli...si benedicono le persone che fanno quel lavoro, spesso anche rischioso per la vita. inutile star qui a parlare di trattati internazionali o della disciplina dell'uso della forza, ma in generale non penserei alle forze armate esclusivamente come a coloro che fanno guerre e ammazzano: fanno anche molto altro, basti pensare agli agenti di scorta o ai caschi blu (che fanno peacekeeping).
infine, Gesù è esistito ed è un FATTO storico; non è assurdo vivere in questo modo il culto...poiché nessun modo di vivere alcun culto è assurdo..va accettato e capito, soprattutto per rispettare chi professa. ti scrive uno ke non crede (e soprattutto non ha simpatia per queste vivisezioni o cmq in generale per la fede vissuta in questo modo). il punto è ke il tuo articolo, nonostante abbia il fine di "aprire le menti" di fedeli e non, rischia di porre dei paraocchi: tutto è scritto in un'ottica troppo ristretta, senza saper bene di cosa si parla e soprattutto con l'unica aspirazione di criticare (o meglio sbeffeggiare).
p.s. = non avevo tempo (né voglia, visto anche che viviamo a 2 passi) di approfondire meglio ciò che intendevo dire e forse dal modo in cui ho scritto non è stato chiaro il bersaglio della mia critica. magari ne parleremo da vicino ---

Questo è il suo commento. Io ovviamente avrei di che rispondere, però aspetterei per qualche giorno l'intervento di qualcun altro, dopodichè inserirò le mie idee.

Un caro saluto,

Luca

29 ott 2009

Quando il cattolicesimo perde la testa... per una testa (e non solo per quella).

Sono stato a Siena di recente e ho visitato la basilica di San Domenico.
Mi aggiravo per l'edificio in rispettoso silenzio (ci tengo a dire: rispettoso più verso le persone in preghiera che verso l'edificio e il suo presunto 'padrone di casa').
In ogni modo, ho notato una comitiva accalcatasi affannosamente in un punto particolare della chiesa. Guardando meglio ho intravisto dietro di loro una cappelletta, con tanto di ringhiera in ferro per tenerli a debita distanza. Ho cercato allora di capire di cosa si trattasse, visto l'evidente interesse mostrato da questi turisti e visto che un'apposita recinzione circondava la zona. Mistero svelato: era la teca con la testa di S. Caterina. Una vera 'sciccherìa' di reliquia, devo ammettere...

Vi dò ora alcune informazioni sulla sacra testa (fonte: http://www.caterinati.org/luoghi_reliquie.htm)



La testa di S. Caterina è la reliquia più importante, conservata in San Domenico. Fu staccata dal corpo nel 1831 per volere di Papa Urbano VI. Nella celletta della santa sono conservati anche il sacco che contenne la testa, il pomo del bastone cui la santa s'appoggiava e la lampada che spesso usava (delle specie di reliquie 'per osmosi', direi).
Per quattro anni la testa rimane in un armadio della sacrestia della basilica, ma poi si decide di renderle i giusti onori: nel maggio 1835 una grossa processione condusse ufficialmente la testa nel posto che le spettava (che non era evidentemente il resto del corpo, bensì la cappelletta costruita all'uopo).
Non è tutto: anche il suo dito è conservato in San Domenico, col quale si dà tuttora la benedizione alle Forze Armate in occasione delle Feste internazionali in onore della santa.
Ulteriori reliquie sono le cordicelle con le quali la santa si auto-disciplinava e il busto in bronzo che contenne la testa per anni. Qui cito testualmente il sito perchè è splendido (!) :

"Questa reliquia [ il dito] , insieme alle cordicelle con le quali la mantellata senese era solita disciplinarsi e al busto in bronzo che per tanti anni ha contenuto e protetto la testa, è conservata nella teca posta nella parete destra della Basilica, teca che attualmente è stata tolta per far posto ad un'altra, di artistica realizzazione, opera dell'architetto senese Sandro Bagnoli, dove troveranno migliore collocazione sia il dito che le altre reliquie della Santa; questa realizzazione è dovuta alla sensibilità dimostrata dalla dottoressa Laura Martini della Soprintendenza dei beni artistici e alla perseveranza del parroco Padre Scarciglia"

In una chiesa veneta c'è poi il piede della santa, mentre nel Duomo di Siena troviamo una costola, che però è stata donata (con spirito di carità cristiana, direi) ad un santuario in Belgio. Il suddetto santuario, per la verità, aveva già in suo possesso una santa reliquia di Caterina: una scaglia della sua scapola. Tuttavia gli mancava comunque il 'pezzo da novanta', ovvero la testa in 'ossa ed ossa' della santa. E dunque hanno "tagliato la TESTA al toro", pensando bene di riprodurre la capoccia della beata in scala ridotta e usando la cera. Si legge sul sito, cito testualmente: "[...] una testina in cera raffigurante la Santa".

Bontà loro.

Di cose da dire ne ho tante, ma sarò breve, lasciando spazio ai commenti (spero numerosi). Innanzitutto è esteticamente orrenda l'esposizione di una testa, soprattutto perchè è in parte scarnificata e mostra porzioni di sottocute. Sulla "sensibilità artistica" della sovrintendente ai beni culturali di Siena non mi pronuncio...
In secondo luogo, è possibile mai definire 'tribali' i culti degli aborigeni, quando poi nel fantastico ed avanzato mondo occidentale contemporaneo rimaniamo meravigliosamente simili ai 'cacciatori di teste' africani? E poi: il paganesimo non dovrebbe essere tenuto fuori dal culto cattolico? Nell'Antico e nel Nuovo Testamento, che io sappia, non si ravvisa mai alcun invito alla venerazione di idoli (o di 'pezzi' di qualcuno o qualcosa). Anzi, tutt'altro.
Per quanto riguarda la benedizione delle Forze Armate, impartita col 'sacro dito' di Santa Caterina, direi che innanzitutto sono curioso di assistere a questo sventolamento di dita mozze. E poi vorrei far notare che si vanno benedicendo LE FORZE ARMATE, proteggendo e glorificando in tal modo gli eserciti, le armi e il loro utilizzo (seppur a difesa di un popolo). Non solo dunque esse vengono legittimate, ma perfino 'rinforzate' idealmente per mezzo della salvaguardia divina impartita dai celebranti, ministri del culto. Francamente non ho tempo (nè voglia) di reperire i passi neotestamentari opportuni, ma sono sicuro che Gesù non sarebbe stato dell'opinione che una spada andava 'unta' divinamente, non credete?
Mi rivolgo ai credenti: non trovate ASSURDO questo modo di vivere il culto, soprattutto un culto il cui esponente di spicco è Gesù Cristo? Gesù Cristo che, esistito o no, è una figura comunque assoluta ed essenziale nella storia del pensiero e dell'etica. E che mai, dico mai, avrebbe condiviso tutto ciò ed altre amenità tipiche del cattolicesimo. Non serve essere esperti dell'ortodossia per sostenere quello che sto dicendo. Tra il resto sfido chiunque a sostenere il contrario.

Ad ogni modo, l'invito che rivolgo ai credenti è di "usare la testa" (possibilmente la propria testa e non quella dei santi).

Un abbraccio.

Ps: un ringraziamento doveroso va a Francesca, la quale mi ha fatto effettivamente notare la scabrosità di una testa esposta alla pubblica venerazione. Di qui l'idea di postarlo sul blog. Inoltre, sempre lei, mi ha fatto notare uno strano fenomeno, da lei stessa battezzato 'reliquia per osmosi': tutto ciò che entra in contatto con la persona santa o coi suoi organi viene reputato a sua volta 'santo'. Mutande incluse. O no?